Presentazione:
È passato ormai più di un decennio da quando la rinomata etichetta "Rainbow Records" era attiva sulla scena legata a Elvis. Ora, però, la passione si è riaccesa e, per celebrare il 50° anniversario, l'etichetta pubblica l'ultimo concerto in assoluto tenuto da Elvis a Las Vegas: presentato nella sua versione integrale e rimasterizzato con le tecnologie più recenti per offrire una qualità sonora senza precedenti - un miglioramento chiaramente udibile - e proposto per la prima volta in un magnifico cofanetto da 3 LP, con buste interne illustrate ricche di informazioni e fotografie.
Si tratta di un prodotto di alta qualità, realizzato per i veri fan in un'edizione limitatissima di sole 200 copie, disponibili sia in vinile nero che in vinile color oro! Non lasciatevelo sfuggire: ordinatelo subito presso il vostro rivenditore di fiducia!
E che spettacolo! Ecco la storia che c'è dietro:
Nulla lasciava presagire che quella Domenica, il 12 Dicembre 1976, avrebbe segnato la fine. Non era stato annunciato alcun addio. Per Elvis Presley e per il pubblico riunito nella showroom dell'Hilton di Las Vegas si trattava semplicemente della serata conclusiva: la fine di un altro ingaggio nell'ambito di un rapporto tra cantante, hotel e città iniziato oltre sette anni prima.
Quando quella sera calò il sipario, Elvis aveva portato a termine un'altra stagione a Las Vegas. Non si sarebbe mai più esibito in quella città.
Tutto era iniziato il 31 Luglio 1969, quando Elvis debuttò al nuovissimo International Hotel. Dopo anni dominati dal cinema, il suo ritorno alle esibizioni dal vivo fu un trionfo. Supportato da una potente sezione ritmica, da gruppi vocali e da un'orchestra, Elvis fondeva rock 'n' roll, country, gospel, rhythm and blues e pop contemporaneo in uno spettacolo che lo consacrò come una delle più grandi attrazioni di Las Vegas.
Tornò stagione dopo stagione. L'International - in seguito ribattezzato Hilton - divenne una parte importante della storia di Elvis ed un luogo in cui le sue performance mantenevano un carattere sorprendentemente imprevedibile: venivano ripescati vecchi brani, ne apparivano di nuovi, nascevano spontaneamente momenti gospel e gli arrangiamenti potevano variare da una sera all'altra.
Ma quella che nel 1969 era iniziata come un'avventura, finì col diventare un'abitudine.
Verso la metà del decennio, l'atteggiamento di Elvis nei confronti di Las Vegas era cambiato. L'Hilton continuava a riscuotere un enorme successo e lo stretto legame del Colonnello Parker con l'hotel rendeva quegli ingaggi un buon affare.
Per Elvis, tuttavia, la showroom, l'ambiente circostante e la ripetitività del programma avevano perso gran parte del loro fascino. Le tournée offrivano almeno la novità di una città e di un pubblico diversi ogni sera; a Las Vegas, invece, era il mondo ad andare da Elvis, mentre lui restava sempre nello stesso posto.
La storia nota, secondo cui le perdite di Parker al gioco avrebbero costretto Elvis a continuare ad esibirsi all'Hilton, è entrata a far parte della leggenda che circonda il cantante. È vero che Parker aveva il vizio del gioco, ma non vi sono prove sufficienti per attribuire i suoi debiti alla causa di quegli ingaggi. La spiegazione più semplice è che le esibizioni di Elvis all'Hilton continuavano ad essere estremamente redditizie.
L'insoddisfazione di Elvis sembrava avere radici più personali: si era stancato della routine. Potevano ancora esserci serate eccezionali, ma l'entusiasmo della scoperta era svanito.
In Dicembre del 1976, era ormai pronto ad andarsene.
Quando Elvis iniziò il suo quindicesimo ingaggio a Las Vegas il 2 Dicembre, per poi concluderlo dodici giorni e quindici esibizioni più tardi, nessuno immaginava che sarebbe stato l'ultimo. Le registrazioni superstiti rivelano un Elvis il cui umore e livello di concentrazione potevano variare notevolmente; tuttavia, quando un brano lo coinvolgeva, la sua voce era ancora in grado di dominare la sala.
L'energia esplosiva del 1969 si era evoluta in uno stile vocale più pesante e drammatico, particolarmente adatto a brani come "Hurt", "My Way", "You Gave Me A Mountain" e "How Great Thou Art".
Allo stesso tempo, il passato restava presente: brani degli anni '50 si alternavano a ballate contemporanee e pezzi gospel, talvolta su richiesta del pubblico e qualche volta apparentemente sollecitati soltanto da un ricordo.
Le esibizioni extra raccolte nel sesto lato di questa pubblicazione offrono ulteriori scorci di quegli undici giorni. "I Just Can’t Help Believin’" rievoca i primi anni a Las Vegas, "One Night" riporta agli anni Cinquanta e "What Now My Love" rappresenta lo stile drammatico delle esibizioni di Elvis negli anni Settanta.
"You Better Run" e "Bosom Of Abraham", insieme a "Until Then", segnano il suo ritorno al gospel, mentre "Steamroller Blues" e una versione completa di "Early Morning Rain" completano la selezione di bonus track, offrendo una visione più ampia dell’ultimo ingaggio di Elvis a Las Vegas.
Solo col senno di poi il 12 Dicembre è diventato storico.
Elvis tornò presto in tournée, concludendo il 1976 con il concerto di Capodanno a Pittsburgh. Nel 1977 seguirono altri tour.
Ma non a Las Vegas.
Quella notte di Dicembre, all’Hilton, nessuno sapeva di assistere alla fine di un’epoca. Solo dopo la morte di Elvis, avvenuta nell’Agosto successivo, l’importanza di quell’ultima esibizione divenne evidente. Gli anni di Las Vegas erano iniziati con Elvis che riscopriva le potenzialità delle esibizioni dal vivo. Nel corso di sette anni, quel palcoscenico gli aveva permesso di attingere liberamente a ogni aspetto del suo percorso musicale: rock 'n' roll, country, gospel e pop contemporaneo, sviluppando al contempo quella spettacolare messa in scena che divenne inscindibile dalla sua immagine.
Ma il vero legame è sempre stato quello tra Elvis e il suo pubblico.
Una recensione dell'epoca, riprodotta altrove in questo cofanetto, racconta di una donna che assisteva ad uno spettacolo di Elvis per la 112^ volta. Interrogata sul motivo di una tale assiduità, l'autore trovò la risposta non nello spettacolo in sé, bensì nella vulnerabilità di Elvis e nel senso di qualcosa di autenticamente condiviso tra l'artista e il pubblico.
Quel rapporto rimase il cuore pulsante del fenomeno di Las Vegas.
Ed è proprio questo a rendere così affascinante la serata del 12 Dicembre 1976.
Non fu mai concepita come un addio. Non ci fu alcun discorso conclusivo, nessuna celebrazione degli anni di Las Vegas, né alcun annuncio che Elvis non sarebbe più tornato.
Fu semplicemente un'altra serata a Las Vegas. Il pubblico applaudì.
Il sipario calò. E questa volta, fu davvero l'ultima.
Le canzoni:
DISCO 1:
LATO A:
Also Sprach Zarathustra - See See Rider - I Got A Woman / Amen - Love Me - My Way
LATO B:
Fairytale - You Gave Me A Mountain - Jailhouse Rock - Little Sister - O Sole Mio / It’s Now Or Never - Trying To Get To You
DISCO 2:
LATO C:
Happy Birthday To Charlie - Blue Suede Shoes - Black Diamond Dialogue - Blue Christmas - Softly As I Leave You - Are You Lonesome Tonight? - That’s All Right
LATO D:
Bridge Over Troubled Water - Introductions / Farther Along (Excerpt) - Early Morning Rain - What’d I Say - Johnny B. Goode - Band Soli
DISCO 3:
LATO E:
Love Letters - School Day (With Reprise) - Introductions Of Colonel Parker, Vernon Presley & Wayne Newton - Hurt - Such A Night - Sweet Caroline - Can’t Help Falling In Love / Closing Vamp
LATO F - The Bonus Tracks:
I Just Can’t Help Believin’ (December 02, 1976 / OS) - One Night (December 03, 1976 / DS) - What Now My Love (December 04, 1976) - You Better Run / Bosom Of Abraham (December 07, 1976) - Steamroller Blues (December 10, 1976 / DS) - Early Morning Rain (December 10, 1976 / MS) - Until Then (December 11, 1976 / MS)
Source: Elvis4Sale















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